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1. ANTEPRIMA RIORDINO GRADI
IL GOVERNO HA APPROVATO DEFINITIVAMENTE IL RIORDINO DEI GRADI
NEL CONSIGLIO DEI MINISTRI DEL 24.5.2017 ORE 18.50.

2. Hanno stravinto gli Ufficiali. Hanno ottenuto la DIRIGENZA per tutti.
Meritevoli e non meritevoli. Basta indossare il grado di Maggiore!


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4. Lo Stato maggiore sta
aggiornando i programmi stipendiali e promozioni
per il riordino

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nonpagato



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MessaggioInviato: Sab Mar 11, 2017 1:06 pm    Oggetto: Rispondi Citando

Ma che dire ho sentito l'ammiraglio dire che stiamo studiando metodi per evitare il ripetersi di altri episodi del genere....speriamo che non si ripetano mai più e che siano PUNITI in maniera esemplare.
Colpirne uno per educarne cento.........
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itaxcbt



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MessaggioInviato: Sab Mar 11, 2017 1:19 pm    Oggetto: Rispondi Citando

nonpagato ha scritto:
Ma che dire ho sentito l'ammiraglio dire che stiamo studiando metodi per evitare il ripetersi di altri episodi del genere....speriamo che non si ripetano mai più e che siano PUNITI in maniera esemplare.
Colpirne uno per educarne cento.........


Il metodo c'è e tante FA degli altri Stati lo fanno, ogni persona ha una carta personale o tessera vestiario tipo carta di credito, dove ognuno si prende il vestiario che gli spetta o vuole in base al credito o spettanza prevista, in questo modo non circola contante, ognuno compra o prende il vestiario della giusta misura e quelle che gli serve senza "non pagato" in esempio... ho 100,00 euro e con questi 100 euro mi compro scarpe nere anziche cambiare o comprare scarpe bianche da cerimonia che li uso meno e che gia ne ho una marea che non mi servono Evil or Very Mad
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1.Mala tempora currunt.. e come strunz... galleggiam e navigam... in balia del vento... e della corrente del momento. Sad
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Napo Orso Capo



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MessaggioInviato: Dom Mar 12, 2017 8:37 am    Oggetto: Rispondi Citando

http://www.tarantobuonasera.it/news/cronaca/469249/bustarelle-alla-marina-militare-17-imputati-tutti-i-nomi


Bustarelle a Maricommi: è stato fissato per il prossimo 5 maggio il giudizio immediato per i 17 imputati, 12 dei quali raggiunti da provvedimenti restrittivi.

Subito il processo, quindi, per il capitano di vascello Giovanni Di Guardo, ex comandante di Maricommi, per la compagna Elena Corina Boicea e per la tenente di vascello Francesca Mola, i capitani di vascello Massimo Conversano e Gerardo Grisi, il dipendente civile della Marina militare Marcello Martire, gli imprenditori Vincenzo Pastore, Valeriano Agliata, Pietro Mirimao, Paolo Bisceglia, Giovanni Perrone, Vitantonio Bruno, Giuseppe Musciacchio e Vincenzo Calabrese, il commerciante Gaetano Abbate, il maresciallo dei carabinieri Paolo Cesari e l’ispettore di Polizia Fabio Giunta.

La Procura contesta agli imputati di aver messo su un cartello di imprese per pilotare l’assegnazione a loro favore di decine di appalti e affidamenti gestiti dalla direzione Maricommi di Taranto, con l’estromissione delle altre ditte concorrenti per assicurarsi profitti illeciti per 5 milioni e 460 mila euro. Sono imputati ufficiali della Marina militare, imprenditori e due appartenenti alle forze dell’ordine. I particolari delle indagini sulle tangenti a Maricommi sono stati illustrati nel corso di una conferenza stampa tenuta ieri mattina dal procuratore di Taranto, Carlo Maria Capristo, dal sostituto procuratore Maurizio Carbone, che è il titolare dell’inchiesta, dal comandante provinciale della Guardia di Finanza, colonnello Gianfranco Lucignano e dal comandante del Nucleo di Polizia tributaria, tenente colonnello Renato Turco.

Erano presenti anche il procuratore aggiunto Pietro Argentino e l’ammiraglio Edoardo Serra, comandante del Comando Marittimo Sud.
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Napo Orso Capo
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Napo Orso Capo



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MessaggioInviato: Dom Mar 26, 2017 8:27 am    Oggetto: Rispondi Citando

http://www.tarantobuonasera.it/news/cronaca/471216/tangenti-in-marina-militare-di-guardo-vuole-lo-sconto



Tangenti in Marina Militare, Di Guardo vuole lo sconto

Chiesto l’abbreviato per l’ex direttore di Maricommi e la compagna
Cronaca Taranto venerdì 24 marzo 2017
di La Redazione

Tangenti a Maricommi: tre richieste di rito abbreviato e alcuni patteggiamenti.


Hanno chiesto il processo con lo sconto l’ex direttore di Maricommi, capitano di vascello Giovanni Di Guardo e la sua compagna Elena Boicea, entrambi difesi dall’avvocato Luca Balistreri e il tenente di vascello Francesca Mola, assistita dagli avvocati Nicola Marseglia e Stefano Taddei. Nei giorni scorsi il gip ha revocato gli arresti domiciliari alle due donne. Prime richieste di abbreviato e di patteggiamento, quindi, nel processo che vedrà imputate 17 persone e che inizierà il prossimo 5 maggio dinanzi al tribunale collegiale.

Gli imputati sono Giovanni Di Guardo,Elena Boicea, Francesca Mola, i capitani di vascello Massimo Conversano e Gerardo Grisi, il dipendente civile della Marina militare Marcello Martire, gli imprenditori Vincenzo Pastore, Valeriano Agliata, Pietro Mirimao, Paolo Bisceglia, Giovanni Perrone, Vitantonio Bruno, Giuseppe Musciacchio e Vincenzo Calabrese, il commerciante Gaetano Abbate, il maresciallo dei carabinieri Paolo Cesari e l’ispettore di Polizia Fabio Giunta. Il via all’inchiesta il 14 settembre del 2016 quando i finanzieri del Nucleo di polizia tributaria, al termine di un servizio di pedinamento e appostamento, hanno arrestato il capitano di vascello Giovanni Di Guardo, allora comandante di Maricommi e l’imprenditore Vincenzo Pastore, presidente di una cooperativa specializzata in lavori di pulizia e sindaco di Roccaforzata nell’ambito di una indagine per un appalto di 11 milioni e 300 mila euro.

I due sono stati fermati, perquisiti e trovati in possesso di due buste contenenti 5 mila euro in contanti. Su disposizione del sostituto procuratore Maurizio Carbone sono stati arrestati per corruzione. Un primo riscontro investigativo nell’ambito di una indagine per vari reati contro la pubblica amministrazione, tra cui la induzione indebita a dare o promettere utilità, corruzione e turbativa d’asta. Coinvolti diversi imprenditori tarantini che, per ottenere commesse dalla Marina Militare, avevano pagato tangenti. Nell’ottobre del 2016, nell’ambito della stessa inchiesta, il gip ha emesso ulteriori provvedimenti di custodia cautelare in carcere nei confronti sempre di Giovanni Di Guardo, della sua convivente rumena, di cinque imprenditori e di un dipendente civile del Ministero della Difesa, per associazione per delinquere.
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Napo Orso Capo
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MessaggioInviato: Mar Mag 09, 2017 9:46 am    Oggetto: Rispondi Citando

Patteggiamento e abbreviato
per le mazzette in Marina Otto richieste nel primo caso, 9 nel secondo. Difficile da scalfire l'inchiesta e col processo ordinario temute condanne alte

di Francesco Casula

Hanno scelto il patteggiamento i principali imputati dell’inchiesta sulla «Tangentopoli» nella Marina Militare.

Sono infatti ben 8 le richieste di applicazione della pena formulate dagli avvocati difensori che hanno chiesto e ottenuto il via libera del sostituto procuratore della Repubblica, Maurizio Carbone, che ha coordinato l’inchiesta condotta dai finanzieri della Sezione tutela dell’economia del Nucleo di Polizia tributaria agli ordini del tenente colonnello Renato Turco.

Le richieste di patteggiamento, le cui pene variano da un minimo di 2 e un massimo di 3 anni di reclusione, sono state depositate dai legali degli imprenditori Vincenzo Pastore, Vitantonio Bruno, Valeriano Agliata, Giovanni Perrone, Pietro Mirimao, Paolo Bisceglia e del maresciallo dei Carabinieri Paolo Cesari. Ha chiesto invece di patteggiare una pena a pochi mesi l’ispettore di Polizia, Fabio Giunta, accusato esclusivamente di rivelazione di segreto d’ufficio. L’entità della pena è stata determinata tenendo conto delle attenuanti garantite dalla collaborazione che gli imputati hanno offerto in fase di indagini preliminari. A queste attenuanti in alcuni casi, se ne sono aggiunte delle altre come per il maresciallo dei Carabinieri, Cesari, è stato anche risarcito il danno.

Sono invece 9 le richieste degli imputati di essere giudicati con il rito abbreviato e tra questi gli imprenditori Vincenzo Calabrese, Gaetano Abbate e Giuseppe Musciacchio che furono arrestati e febbraio e 20 giorni dopo furono rimessi in libertà dal Tribunale del Riesame che annullò l’ordinanza. Ma il processo che prevede lo sconto di un terzo della pena, riguarda anche il tenente di vascello Francesca Mola, i capitani di vascello Gerardo Grisi e Massimo Conversano e soprattutto l’imputato intorno al quale ruota l’intera inchiesta: l’ex direttore di Maricommi, il capitano di vascello Giovanni Di Guardo. L’uomo, difeso dall’avvocato Luca Balistreri, era stato scelto dallo Stato Maggiore per risistemare la situazione nella base tarantina dopo la prima inchiesta sul sistema del «10 percento» che le imprese versavano agli ufficiali per ottenere la liquidazione delle fattura sugli appalti aggiudicati. Un sistema che, secondo quanto emerso dalle indagini, non solo Di Guardo non aveva debellato ma addirittura rilanciato attraverso un «cerchio magico» di imprenditori vicini a lui anche grazie alla collaborazione della compagna Elena Corina Boicea e del suo faccendiere Marcello Martire (anche loro hanno scelto di essere giudicati con il rito abbreviato).

L’udienza del 5 maggio è andata quindi deserta dato che tutti gli imputati hanno evitato il rito ordinario. Gli esiti dell’inchiesta nei confronti di Di Guardo e degli imprenditori arrestati nella prima fase erano chiaramente impossibili da scalfire e al termine di un processo con rito ordinario la pena sarebbe stata particolarmente alta. È stata infine stralciata la posizione di Pio Mantovani, l’imprenditore romano a cui il Tribunale ha modificato le ipotesi di reato.
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MessaggioInviato: Gio Mag 18, 2017 10:40 am    Oggetto: Rispondi Citando

TRA UFFICIALI E IMPRENDITORI Tangenti Marina a Taranto
spuntano altre mazzette

Piovono nuove accuse sugli ufficiali della Marina Militare coinvolti nella prima inchiesta sulla tangentopoli a Maricommi. Nell’udienza di ieri mattina il pubblico ministero, Maurizio Carbone, che coordinò l’inchiesta dei Carabinieri guidati all’epoca dal capitano Pietro Laghezza, ha depositato alcuni verbali di interrogatorio di imprenditori coinvolti nella seconda maxi inchiesta che hanno confermato l’esistenza del sistema del «10 per cento» ben prima dell’arrivo del capitano di vascello, Giovanni Di Guardo.

Dichiarazioni rese nei mesi scorsi, ma che fino a poco fa erano ancora coperte dal segreto istruttorio. Le accuse più pesanti riguardano l’ex vice direttore di Maricommi, Giuseppe Coroneo. Secondo il racconto dell’imprenditore Vitantonio Bruno, poco dopo l’arresto del capitano di fregata Roberto La Gioia, l’allora comandante di seconda della direzione di commissariato assistette all’apertura della cassaforte nella quale vennero ritrovati documenti molto compromettenti dai Carabinieri e così, per la paura di ricevere una perquisizione avrebbe consegnato a Bruno e all’imprenditore Giuseppe Musciacchio la somma in contanti di 28mila euro.

Denaro che poi sarebbe stato utilizzato, secondo le accuse, per l’acquisto di un’auto a favore di un ammiraglio poi deceduto.
Ma le accuse riguardano anche altri imputati come Riccardo Di Donna, Giovanni Caso, Alessadro Dore. Tutti durante la loro permanenza a Maricommi - da capi reparto o da vice direttore - avrebbero puntualmente suddiviso i fiumi di denaro che arrivavano dagli imprenditori che si aggiudicavano gli appalti. Tra questi ci sarebbe i nomi delle persone coinvolte nella seconda indagine come Bruno, Musciacchio, ma anche Valeriano agliata, Gaetano Abbate e Giovanni Perrone. Dai nuovi documenti, quindi, sono spuntate nuove dazioni di denaro, auto, viaggi e persino un Rolex. E secondo le dichiarazioni rese dal dipendente civile Marcello Martire, inoltre, con l’insediamento nel ruolo di vice direttore di Di Donna sarebbe iniziata la raccolta dai vari capi reparto. Da quei verbali, insomma, emerge ancora una volta la conferma che il pagamento delle tangenti è andato avanti nonostante i primi arresti e che l’unico a non aver mai intascato mazzette è stato l’ex direttore di Maricommi, il capitano di vascello Vito Colamorea che non solo non è mai stato indagato, ma all’epoca dell’inchiesta offrì anche un significativo contributo alla Magistratura.
Dopo il deposito delle nuove carte, i difensori hanno chiesto termini per studiare la documentazione e valutare se modificare le strategie difensive. Alcuni degli imputati, infatti, potrebbe ora anche decidere di chiedere il rito abbreviato. Nell’udienza del 14 febbraio scorso, in 3 hanno scelto di essere giudicati con il rito abbreviato: Roberto La Gioia, il primo militare a finire in manette, Fabrizio Germani e Antonio Summa. Al momento, invece, affronteranno l’udienza preliminare l’ex vice direttore Coroneo e poi Marco Boccadamo, Giovanni Caso, Giovanni Cusmano, Attilio Vecchi, Riccardo Di Donna, il dipendente civile Leandro De Benedictis e infine Alessandro Dore.
[Francesco Casula]
LA feccia della società,,,,PARASSITI DI *****
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MessaggioInviato: Gio Mag 18, 2017 10:48 am    Oggetto: Rispondi Citando

TRA UFFICIALI E IMPRENDITORI Tangenti Marina a Taranto
spuntano altre mazzette

Piovono nuove accuse sugli ufficiali della Marina Militare coinvolti nella prima inchiesta sulla tangentopoli a Maricommi. Nell’udienza di ieri mattina il pubblico ministero, Maurizio Carbone, che coordinò l’inchiesta dei Carabinieri guidati all’epoca dal capitano Pietro Laghezza, ha depositato alcuni verbali di interrogatorio di imprenditori coinvolti nella seconda maxi inchiesta che hanno confermato l’esistenza del sistema del «10 per cento» ben prima dell’arrivo del capitano di vascello, Giovanni Di Guardo.

Dichiarazioni rese nei mesi scorsi, ma che fino a poco fa erano ancora coperte dal segreto istruttorio. Le accuse più pesanti riguardano l’ex vice direttore di Maricommi, Giuseppe Coroneo. Secondo il racconto dell’imprenditore Vitantonio Bruno, poco dopo l’arresto del capitano di fregata Roberto La Gioia, l’allora comandante di seconda della direzione di commissariato assistette all’apertura della cassaforte nella quale vennero ritrovati documenti molto compromettenti dai Carabinieri e così, per la paura di ricevere una perquisizione avrebbe consegnato a Bruno e all’imprenditore Giuseppe Musciacchio la somma in contanti di 28mila euro.

Denaro che poi sarebbe stato utilizzato, secondo le accuse, per l’acquisto di un’auto a favore di un ammiraglio poi deceduto.
Ma le accuse riguardano anche altri imputati come Riccardo Di Donna, Giovanni Caso, Alessadro Dore. Tutti durante la loro permanenza a Maricommi - da capi reparto o da vice direttore - avrebbero puntualmente suddiviso i fiumi di denaro che arrivavano dagli imprenditori che si aggiudicavano gli appalti. Tra questi ci sarebbe i nomi delle persone coinvolte nella seconda indagine come Bruno, Musciacchio, ma anche Valeriano agliata, Gaetano Abbate e Giovanni Perrone. Dai nuovi documenti, quindi, sono spuntate nuove dazioni di denaro, auto, viaggi e persino un Rolex. E secondo le dichiarazioni rese dal dipendente civile Marcello Martire, inoltre, con l’insediamento nel ruolo di vice direttore di Di Donna sarebbe iniziata la raccolta dai vari capi reparto. Da quei verbali, insomma, emerge ancora una volta la conferma che il pagamento delle tangenti è andato avanti nonostante i primi arresti e che l’unico a non aver mai intascato mazzette è stato l’ex direttore di Maricommi, il capitano di vascello Vito Colamorea che non solo non è mai stato indagato, ma all’epoca dell’inchiesta offrì anche un significativo contributo alla Magistratura.
Dopo il deposito delle nuove carte, i difensori hanno chiesto termini per studiare la documentazione e valutare se modificare le strategie difensive. Alcuni degli imputati, infatti, potrebbe ora anche decidere di chiedere il rito abbreviato. Nell’udienza del 14 febbraio scorso, in 3 hanno scelto di essere giudicati con il rito abbreviato: Roberto La Gioia, il primo militare a finire in manette, Fabrizio Germani e Antonio Summa. Al momento, invece, affronteranno l’udienza preliminare l’ex vice direttore Coroneo e poi Marco Boccadamo, Giovanni Caso, Giovanni Cusmano, Attilio Vecchi, Riccardo Di Donna, il dipendente civile Leandro De Benedictis e infine Alessandro Dore.
[Francesco Casula]
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