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Sei scatti.

 
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Autore Messaggio
Tato61



Registrato: 06/06/14 10:56
Messaggi: 5
Residenza: roma

MessaggioInviato: Mer Lug 23, 2014 9:49 am    Oggetto: Sei scatti. Rispondi Citando

Buongiorno a tutto il forum, volevo sapere gentilmente se decadendo dal servizio per superamento dei 730 giorni si perdono e sei scatti stipendiali, grazie.
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Tato61



Registrato: 06/06/14 10:56
Messaggi: 5
Residenza: roma

MessaggioInviato: Sab Ago 02, 2014 10:17 am    Oggetto: Ecco a chi spettano i sei scatti.- Rispondi Citando

In base all'art. 4, Dlgs 30.4.1997,n. 165, al perso­nale militare, appartenente alle forze di polizia, al Corpo nazionale vigili del fuoco e quello non contrattualizzato del pubblico impiego sono attri­buiti sei aumenti periodici in aggiunta alla base pensionabile, cosi come definita ai sensi dell'art. 13, Dlgs 30 dicembre 1992, n. 503, calcolati all'atto della cessazione dal servizio per qualsiasi causa determinata. Tali aumenti periodici della base pen­sionabile incidono in maniera differente sull'am­montare del trattamento di quiescenza e sulle mo­dalità di versamento del relativo contributo, a se­conda del sistema di calcolo pensionistico applica­bile all'interessato, retributivo, misto e contributivo puro, come spiegato dall'Inpdap, ancora con la nota operativa 31 dicembre 2004, n. 28.

Calcolo con le regole del sistema retributivo fino al 31.12.2011

A decorrere dal 1° gennaio 2005 i sei scatti, ciascuno del 2,50%, vengono calcolati sullo sti­pendio cd. «parametrato» (valori stipendiali corre­lati ai livelli retributivi, indennità integrativa spe­ciale, classi e scatti del personale con qualifica dirigenziale) e sull'importo relativo alla retribuzio­ne individuale di anzianità.

Considerato che i sei aumenti periodici vengono corrisposti in aggiunta alla base pensionabi­le, l'importo corrispondente al beneficio - rappor­tato all'aliquota pensionistica totale maturata dal­l'interessato all'atto della cessazione dal servizio - deve essere aggiunto alle quote di pensione A) e B), precedentemente determinate a norma del­l'art. 13, Dlgs n. 503/1992. Ciò senza tenere con­to, ovviamente, del beneficio stesso e senza opera­re la maggiorazione del 18%.

Tuttavia, nei casi in cui per la determinazione della pensione non sia applicato il calcolo della pensione in «quote» introdotto dal citato Dlgs n. 503/1992, ossia per coloro che al 31.12.1992 avevano matu­rato la massima anzianità contributiva corrispon­dente al rendimento dell'80% della base pensio­nabile, il beneficio in questione deve essere consi­derato quale unicum con lo stipendio e, come tale, è assoggettato alla maggiorazione del 18%.

Per tali aumenti periodici la misura della contribu­zione a carico del dipendente veniva incrementa­ta progressivamente a partire dal 1998 dello 0,20% fino ad arrivare allo 0,40% nel 2008, secondo la tab. A) allegata al Dlgs n. 165/1997.

Nei confronti di coloro che cessano per dimissio­ni, la maggiorazione della base pensionabile è attribuita previo pagamento di un'ulteriore speci­**** contribuzione, calcolata in relazione ai limiti di età anagrafica previsti per la qualifica rivestita. Pertanto, agli stessi competono i medesimi au­menti periodici sul trattamento pensionistico, cal­colati secondo le modalità illustrate; per operare la trattenuta della relativa contribuzione riferita agli anni mancanti al raggiungimento del limite di età anagrafica prevista per il grado rivestito, gli uffici competenti alla liquidazione del trattamento pensionistico calcolano l'importo della relativa contribuzione, ai sensi dell'art. 4, Dlgs n. 165/ 19 97, evidenziando sul provvedimento di pensio­ne sia l'ammontare della ritenuta mensile che numero delle rate.

La maggiorazione del 18% - Vale la pena ricordare che, per gli iscritti alla Cassa Stato, l'art. 15 della legge n. 724/1994 ha previsto, a decorrere dal 1.1.1995 e ai soli fini pensionistici, che io stipendio e gli altri assegni pensionabili, con esclusione dell'indennità integrativa speciale e degli assegni ed indennità corrisposti per lo svolgimento di particolari funzioni, siano figurativamente aumen­tati nella misura del 18%. L'elenco delle voci per le quali scatta la maggiorazione ai fini dell'assoggetta­mento a contribuzione è tassativo ed è previsto, per i dipendenti iscritti alla Cassa Stato, dagli articoli 43 e 53, Dpr 29.12.1973, n. 1092, rispettivamente, per il personale civile e militare; riguarda, nella sostanza lo stipendio tabellare, la retribuzione individuale di anzianità e l'eventuale assegno ad personam lega­to a valori stipendiali.

Per effetto, poi, dell'art. 2, commi 9 e 10 della legge 8.8.1995, n. 335, la retri­buzione accessoria deve essere assoggettata a contribuzione solo per la parte eccedente la misura del 18%. Il datore di lavoro è, dunque, tenuto, a fine anno, a confrontare la retribuzione accessoria ero­gata e già assoggettata a contribuzione nel corso dei mesi, con l'importo del 18% della retribuzione fissa. Nel caso in cui la retribuzione accessoria sia inferiore al 18% dovrà essere versata la contribuzio­ne ai fini pensionistici e per il Fondo credito sulla quota differenziale; qualora, invece, l'accessorio erogato sia di ammontare superiore al 18%, non dovrà essere versata alcuna ulteriore contribuzione.

Calcolo con le regole del sistema misto o interamente contributivo

Per le anzianità maturate a decorrere dal 1.1.1996, l'istituto dei sei scatti periodici viene trasformato in un incremento figurativo pari al 15% dello stipendio su cui opera la misura ordi­naria della contribuzione. Ciò, naturalmente, vale anche per il personale che esercita la facoltà di opzione per il sistema contributivo prevista dall'art. 1, comma 23, legge n. 335/1995.

L'ulteriore contribuzione accreditata determina un incremento dell'imponibile retributivo per cia­scun anno di riferimento ed incide sul montante complessivo rivalutato. Va precisato che, per le anzianità contributive matu­rate fino al 31.12.1995, per i destinatari del sistema misto, i sei aumenti periodici sono calcolati secondo le regole del sistema retributivo, sopra evidenziate.

Effetti del calcolo contributivo dal 11.1.2012: msg. Inps n. 21324/2012

In tale contesto, interviene l'art. 24, comma 2, Dl n. 201/2011, in base al quale, per le anzianità contributive maturate dal 1° gennaio 2012 parte il calcolo della pensione con il sistema contributivo, anche per quei lavoratori, sia pubblici che privati con 18 anni di anzianità contributiva al 1° gennaio 1996 e che, fino a tutto il 2011, lasciavano il lavoro con la pensione interamente retributiva. E l'Inps, con il messaggio n. 21324/2012, aggior­na le precedenti direttive impartite dall'Inpdap, nel frattempo confluita nell'Inps per effetto del­l'art. 21, Dl n. 201/2011, evidenziando l'effetto delle nuove disposizioni sulle modalità di valuta­zione dei sei aumenti periodici.

Tenuto conto di quanto spiegato in precedenza ed in considerazione dell'introduzione del sistema contri­butivo a decorrere dall'1.1.2012, per tutto il persona­le destinatario dei sei scatti, in aggiunta alla base pensionabile prevista dall'art. 13, Dlgs n. 503/1992 (quella, cioè, utilizzata per il calcolo delle quote A e B della pensione), la relativa contribuzione deve essere calcolata con l'applicazione dell'aliquota ordinaria sullo stipendio maggiorato figurativamente del 15%. Per coloro il cui trattamento pensionistico vie­ne computato con il sistema retributivo fino al 31.12.2011 (cioè coloro che avevano i 18 anni di contributi al 31.12.1995), dal 1° gennaio dell'anno scorso, l'importo della ritenuta pensionistica non è più incrementato dello 0,40% (come previsto dalla tabella A allegata al Dlgs n. 165/1997), ma con le modalità già vigenti per il personale il cui trattamento è già liquidato in parte (meno di 18 anni di contributi al 31.12.1995) o interamente (anzianità contributiva successiva all'1.1.996) con il sistema contributivo.

L'Istituto, da ultimo, conferma che l'imponibile sog­getto alla maggiorazione figurativa del 15% corri­sponde allo stipendio parametrato, secondo le evi­denziate indicazioni contenute nella nota Inpdap n. 28/2004 e che su tale maggiorazione si applica l'aliquota pensionistica complessiva attualmente in vigore e pari al 33% (di cui 8,80% a carico del dipendente e 24,20% a carico del datore di lavoro), oltre allo 0,35% a titolo di Fondo Credito.
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